Viaggi di un giorno. Gli Alburni

Il massiccio degli Alburni è un grande cetaceo addormentato, arenato sulla piana al tempo mitico delle grandi maree e lì pietrificato, con la testa avvolta nelle nuvole ma orientata verso il nord, verso le grandi distese di ghiaccio ormai irraggiungibili. Un cetaceo così grande che le scaglie rugose del dorso accolgono ghiacci e ospitano faggete sterminate attraversate da sentieri e … Continua a leggere

3 romanzi sulla Biblioteca

Sono una Bibliosaura, perciò il mio pascolo preferito è la biblioteca. Sono fortunata perché ho potuto starci tutti i giorni, per anni, e conoscerne molti segreti. Ad esempio, nelle biblioteche ci sono molti libri che parlano di biblioteche.  Strano? Non tanto.  La storia delle biblioteche e la loro natura  – di cui parlerò un’altra volta – ne ha fatto  una metafora … Continua a leggere

Le square, di Marguerite Duras. La solitudine del presente.

Questa volta non voglio parlare di una lettura recente, ma di una fatta tanto tempo fa, il cui ricordo non è sbiadito nella mia memoria, nonostante il testo fosse in francese (mi pare sia ancora inedito in Italia). Lo considero un po’ uno di quei libri che “ti cambiano la vita”. O, per non usare un’espressione così grossa, almeno uno di … Continua a leggere

Un treno per “Il paese delle nevi”. Riflessioni sul romanzo di Yasunari Kawabata

  “Campi deserti – la luce delle stelle – sui bucaneve.” Potrò mai prenderlo questo treno e arrivare anch’io al pese delle nevi? Ho ritrovato il libro tra i mille di una vecchia biblioteca. Le pagine sono ingiallite, qua e là delle macchie più intense. Kawabata è uno scrittore della mia giovinezza, e allora ho cominciato a rileggerlo per vedere che … Continua a leggere

Viaggi di un giorno. Cronaca di un capodanno

E veniamo ora a parlare del Capodanno. Già il suo nome reca un inganno. Puoi leggere capo d’anno (inizio di anno) ed è la lettura ortodossa, canonica, quella a cui siamo abituati. Ma lo possiamo leggere anche in altro modo, sopprimendo l’apostrofo, e allora avremo Capo Danno, inizio del danno. Insomma non siamo messi bene con questo nome. L’inganno non … Continua a leggere

Qualche riflessione random sul natale

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Ai bambini piace molto il Natale, agli adulti meno.  Ma gli adulti sono stati bambini anche loro, e dunque c’è stato un momento della loro vita in cui il Natale ha cominciato a dispiacergli.  Questo è un fatto.  Perché ai bambini piace il Natale e agli adulti non piace più?  Come venire a capo di questo assurdo rompicapo che ricorda in qualche modo … Continua a leggere

Alì e Nino, di Kurban Said. Raccontare il Caucaso da Positano

Tra il Mar Nero e il Mar Caspio si estendono la Georgia, l’Armenia, l’Azerbaijan, a formare il Caucaso, un territorio di grande bellezza ma estremamente complesso. Strette tra i due mari, schiacciate dalla potenza di Russia e Turchia che cercano di appropriarsene, queste terre hanno un passato di sangue che risale ai lontani tempi della Russia zarista, dell’Impero Ottomano della … Continua a leggere

viaggi di un giorno: Roma

  –          Regarde, la ville ancienne… (il suo scheletro, la città fantasma) –          – Before leaving I want to see it all!          (sui vecchi selciati il palinsesto della Storia continuamente si aggiorna) Al passaggio dei mezzi pesanti tremano le vecchie pietre In bilico al crinale del passato Fisso le murate dell’Alessandrino coloro d’argilla e deserto E dalle pieghe del … Continua a leggere

Viaggi e francobolli

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 Per molti anni il mio desiderio di viaggiare si è alimentato delle suggestioni provenienti  dalla collezione di francobolli di mio padre. All’inizio non si trattava di una collezione nel vero senso della parola: era piuttosto una massa informe di buste affrancate, reperti del  girovagare nel mondo (suo e dei suoi amici e conoscenti)  per lavoro. Una collezione dell’emigrazione. Anche mio papà è stato emigrante. Lui non ha mai avuto la pazienza né il tempo di sistemarle, così  un’estate della mia adolescenza – eravamo appena arrivati in una città nuova e non avevo nessun amico ancora – forse per pietà della mia noia lui mi ha messo in mano tutti i suoi francobolli. Così ho cominciato a occuparmene, con vaschette d’acqua, pinzetta e lente d’ingrandimento. C’erano moltissimi doppioni. Ne ho scelto uno di ognuno e li ho  sistemati in un album, suddivisi per paesi. Avrei potuto scegliere altri criteri: per argomento (fiori, ricorrenze, alberi, ritratti, quadri, etc etc.,) ma ho scelto di farlo per paesi. Ognuno nei propri confini con le proprie storie, date, ricorrenze, celebrazioni, ma a a stretto contatto con gli altri , in una geografia del tutto inventata da me.  Era incredibile quanta suggestione ci fosse in quei piccoli rettangoli dentellati che portavano nomi esotici: Trinidad e Tobago, El Salvador, Colombia, Messico, Venezuela, Panama, Ecuador, Argentina, Finisterre, Canadà (come si pronunciava allora), USA; Australia ..  e, più vicini, l’Ungheria, la Romania, la Francia, La Repubblica Helvetica, l’Inghilterra, il Belgio, l’Ellade…

Mi piacque tanto che cominciai anche io a cercare buste affrancate nelle soffitte di chiunque conservasse corrispondenze dell’emigrazione.  Piccoli frammenti di mondi e di storie continuavano a farmi sognare. Dopo il primo album ne riempii diversi altri,  fino a che altre cose della vita presero il sopravvento (mi feci degli amici, forse… 🙂 )

Ma gli album sono rimasti sempre lì, a tenermi compagnia. Ogni tanto li sfogliavo e osservavo le immagini alla lente d’ingrandimento. Qualcuno si era scolorito, qualcuno si era incollato, qualche dentino mancava, ma  erano sempre lì, coi loro confini più sicuri e pacifici che nella realtà.  Qualche decennio fa, poco dopo la caduta dell’Unione Sovietica, in un mercatino improvvisato ho fatto il mio colpo grosso, trovando un  intero album di pezzi non affrancati provenienti dalla ex CCCR. Anche per quei francobolli, come per i venditori, si trattava del primo viaggio fuori dei confini del loro grande paese. Così va il mondo. 

Ho ricevuto corrispondenza dalla Francia ,con tutte le serie di francobolli illustrati e indirizzi scritti in bella grafia.

La mia collezione è cresciuta nel tempo.

Ha un grande valore, ma solo per me. Il valore è sentimentale (proustianamente parlando) perciò, giunta all’età in cui mio padre me l’aveva data, l’ho a mia volta passata di mano, conservandone però l’usufrutto. Continuo a divertirmici. Ancora oggi cerco di accaparrarmi qualunque busta affrancata (tranne quelle della posta celere, che non possiedono alcun fascino).

Lo so, raccogliere francobolli è una passione d’altri tempi. Oggi nessuno lo fa più, solo i collezionisti veri. Comprano francobolli nuovi, che non hanno mai viaggiato, non portano timbri e sono ancora attaccati al loro foglietto madre, e vengono rinchiusi senza aver mai visto davvero il mondo, senza portare notizie dal mondo, neanche il più piccolo timbro tranne, a volte, un annullo speciale. Forse i francobolli si stampano ormai solo per questa categoria di collezionisti, avendo perso la loro funzione di un tempo: raramente scriviamo lettere o mandiamo cartoline da luoghi lontani, piuttosto foto in diretta tramite social.  

 

I miei francobolli  mi riportano indietro nel tempo, mi fanno venire voglia di giocare. Mi sembra che la loro bellezza non possa ridursi a stare nascosta in un album. Allora ne ho utilizzati alcuni  per delle creazioni di “poesia postale” come quella nell’immagine in alto a destra, del 1994, ma ripresa varie volte, fino all’ultima, 2006. 

U-topos @di Maria Teresa Schiavino

Miracoli e miracoli: passeggiate della memoria nei paesaggi dell’infanzia

Più passa il tempo più mi accorgo che è meglio non rifare, se non con la memoria, certi viaggi del passato, perché il confronto con la realtà può essere deludente. Allora è meglio riviverli nella memoria, i luoghi, legare l’un l’altro ricordi personali e storia reale, miti e suggestioni, tempi e date diversi per ricostruirsi a modo proprio quegli itinerari … Continua a leggere